Storia

Il paese di Moltrasio é composto da numerose frazioni abbarbicate sulle pendici del Monte Bisbino, sul versante verso il lago tutto esposto a solatio: fra le principali, Tosnacco é a quota più alta; il Borgo, sede del Municipio e della Parrocchiale, é a mezzacosta; San Rocco si affaccia sul lago. La testimonianza più antica della presenza dell'uomo a Moltrasio é un'ascia di rame rinvenuta alla fine del secolo scorso durante i lavori di ampliamento del cimitero: l'oggetto risale al periodo compreso fra il 2500 e il 2000 avanti Cristo. diversi altri ritrovamenti archeologici testimoniano che la zona fu insediata da tempi remoti: nel 1910, nella frazione di Vergonzano, venne portato alla luce l'arredo di una tomba gallica risalente a due secoli prima di Cristo: un vaso di terracotta andato poi distrutto, due braccialetti, un ago di bronzo e un coltello di ferro. Di epoca romana invece un pavimento a mosaico e alcune monete di cui una coniata dall'imperatore Giordano. Passaggi di una storia antica, anche se priva di vicende clamorose. Indubbiamente, Moltrasio fu sempre località favorevole all'insediamento umano per la presenza di fitta vegetazione e relativa cacciagione, una riva pescosa e un terreno adatto all'agricoltura. Soprattutto per i romani, poi, le sponde del lago furono ricercate per la costruzione di ville e terme. Inoltre, la ricchezza di cascate ha alimentato nel tempo diversi mulini, tra i quali uno in località Rongia conserva ancora la macina originaria. Ma se la panoramica riva del Lario ha dato notorietà a Moltrasio, il suo retroterra roccioso non é da meno: la presenza delle cave, da cui si estrae una rinomata pietra calcarea da costruzione, ha costituito nel tempo un'importante fonte economica di sostentamento per la popolazione locale avendo fornito per anni lastre di pietra usate per ricoprire i tetti delle case e poi esportate in tutte le località circostanti. Denominata appunto "il moltrasio", la pietra é un calcare grigio risalente al periodo giurassico che, regolarmente stratificato e quindi più facile da tagliare, é stato utilizzato dai maestri comacini per realizzare moltissimi monumenti dell'età romanica. É infatti subito dopo l'anno mille che Moltrasio, come molti centri del Lario, vive il suo periodo di maggior splendore. É in questo periodo che vengono realizzati i monumenti più antichi del paese, ovviamente con funzione religiosa, quale la chiesa di Sant'Agata, nominata in una carta di vendita del 1197. Ulteriore testimonianza del fervore religioso é la presenza delle Umiliate, movimento che si richiamava alla purezza originaria della Chiesa e possedeva coltivi e probabilmente una costruzione sacra a Carisciano. Incerta anche la data di costruzione della chiesa di San Martino, la cui esistenza é comunque già documentata in un atto notarile del 1207. Di fronte all'edificio sacro sorgeva invece il municipio sotto il cui porticato, conosciuto come "il coperto", la popolazione si riuniva per decisioni o comunicazioni importanti. Come quando si trattava di eleggere il parroco, diritto che fu esercitato dall'agosto 1461 al maggio 1943, cinque secoli, fino a quando cioè i parrocchiani con 375 firme dei capifamiglia rinunciarono a questa tradizione.
In epoca medioevale, il piccolo borgo si reggeva già come comune autonomo potendo contare su propri consoli che compaiono già in un monumento datato 1058. In questo periodo, Moltrasio prese parte con Como alla guerra decennale contro Milano (1118-1127) e, come del resto fecero tutti i centri del Lario, partecipò alle guerre fra Guelfi e Ghibellini, che a Como facevano capo alle famiglie dei Vittani e dei Rusca, schierandosi con questi ultimi, per il controllo della città di Como. Secondo gli Statuti della città di Como (1335), Moltrasio aveva l'obbligo della manutenzione di un tratto della via Regina, l'importante strada romana che correva lungo la sponda occidentale del Lario: esso é identificabile nel percorso di mezzacosta che attraversa Vergonzano, Durino e Vignola per raggiungere Donegano: linea lungo la quale sono stati effettuati i ritrovamenti archeologici menzionati e dove si trova la chiesa di S.Agata, primitiva Parrocchiale di Moltrasio. Nel 1522 il borgo fu poi messo a ferro e a fuoco dagli abitanti di Torno, sulla sponda opposta del lago, a loro volta puniti per aver fomentato una rivolta filo-francese e anti-spagnola. I documenti storici affermano che "i Tornaschi non lasciarono la patria senza vendetta... quegli abili navigatori corseggiando per tre mesi il lago, senza contrasto, tutto misero sottosopra con ruberie, carceri stragi e incendi... mandarono a ferro e fuoco Laglio, Carate, Cernobbio e Moltrasio, terre nemiche a loro, perché della loro rovina non menassero vanto".
Concluso così un periodo di prosperità, occorreranno secoli prima che Moltrasio possa lasciare la miseria della dominazione spagnola alle spalle. Gli impulsi derivanti dal governo austriaco si fanno sentire anche sulla sua sponda, che si popola di ville e personaggi famosi, quali il musicista Vincenzo Bellini, che soggiornò in Villa Scalvi dove compose anche alcune delle sue opere. La marchesina Giuseppina Raimondi, dopo la rottura del suo matrimonio con l'eroe dei due mondi Giuseppe Garibaldi, per molto tempo abitò nella villa "Il Casino". Mentre Villa Passalacqua, ricca di opere d'arte, é sicuramente la dimora più prestigiosa, la casa "alla Punta" ha ospitato Anna Maria Berthier, duchessa di Piacenza e principessa di Wagram. Villa Le Rose, invece, famosa per i suoi giardini, ha ospitato per una breve vacanza Winston Churchill, lo statista inglese che occupo il proprio tempo libero dipingendo e passeggiando nel parco dove poteva ammirare rare qualità di fiori.

Ultima modifica: 03/03/11